La tradizione dei mostaccioli
Biscotti duri di farina e miele, forme simboliche e bancarelle di festa: i mostaccioli raccontano la Calabria popolare.
Durante fiere e feste patronali in Calabria, tra panari in vimini e ceramiche, spunta sempre una bancarella speciale: quella dei mostacciuli. Odorano di miele e (in alcune versioni) di mosto cotto, e brillano di carta stagnola colorata.
Alle origini del nome
Il nome richiama probabilmente il latino “mosto”. Già Catone cita dolci simili (mustacei) e in epoca tardo-medievale compaiono i “mostazoli”. Sono biscotti delle festività per eccellenza: Natale, Pasqua, fiere, ricorrenze.
I mostaccioli di Soriano Calabro
A Soriano Calabro, i “mastazzolari” modellano i mostaccioli a mano e li decorano con piccoli pezzi di stagnola. L’impasto nasce da acqua e miele sciolto a bagnomaria, poi farina setacciata e riposo notturno.
- Sciogli miele a bagnomaria e unisci acqua (proporzione tradizionale: 1 parte acqua, 3 parti miele).
- Aggiungi farina setacciata lentamente, impasta fino a massa lavorabile.
- Lascia riposare l’impasto tutta la notte.
- Modella a mano su tavoli di legno/marmo in forme simboliche.
- Cuoci in forno (tradizionalmente a legna) fino a ottenere biscotti duri e bruni.
Dolci dal forte simbolismo
Cavallo, capra, gallo, pesce, cuori e perfino santi patroni: le forme raccontano il legame tra cultura contadina, cosmo e devozione. A Soriano vive anche una leggenda: l’arte dolciaria sarebbe passata dai Certosini di Serra San Bruno ai Domenicani di Soriano, e poi ai pellegrini, che hanno diffuso ricette e varianti.